… bolgheri VS cirò … zeroazero …


… innovare la tradizione, ossimori a confronto … prima parte … un taglio al taglio bordolese del più famoso dei Supertuscan  ed un allungamento del Cirò con uvaggi internazionali per non far soffrire di solitudine il gaglioppo … partendo da un grande cambiamento avvenuto da poco nel mondo del vino nazionale, con riflessi sicuri anche a livello internazionale, si vogliono porre le basi per discutere, nella seconda parte, di un’altra rivoluzione culturale che ha coinvolto un grande vino italiano e magari, chissà, lanciare anche una proposta … il primo caso riguarda il Centro Italia (Toscana, DOC Bolgheri, sottozona Sassicaia, famosi vitigni di taglio bordolese) … il secondo caso il Sud della penisola (Calabria, DOC Cirò, vitigno gaglioppo, oggi, con il cambio del disciplinare, non più in purezza) … si parla, ovviamente, soprattutto di vitigni a bacca rossa anche se i cambiamenti, riguardando l’intero disciplinare, hanno coinvolto, in qualche modo, anche le altre tipologie di produzione …… il 16 dicembre 2010 il Comitato Nazionale Vini approva la modifica del disciplinare della DOC Bolgheri e Bolgheri Sassicaia introducendo la possibilità di uso dei vini da monovitigni e non solo da uvaggio … dopo quattro anni di litigi e discussioni ecco la decisione rivoluzionaria, per la verità, molto sofferta e contrastata da alcuni produttori tradizionalisti (una minoranza) … il Consorzio per la Tutela Vini Bolgheri DOC ne aveva fatto un comunicato stampa dove si elencavano anche le altre modifiche richieste per l’innovazione della tradizione …

… nella bolgheres tenson si dipana la lotta ed emerge un’interessante contraddizione: i tradizionalisti (vecchi produttori) vogliono il cambiamento, quelli che dovrebbero essere gli innovatori (i nuovi produttori) si battono per lasciare tutto come si trova (conservare la tradizione?)

… giovedì 16 dicembre 2010 è il giorno fissato per la decisione da parte del Comitato Nazionale Vini al quale si chiede anche di considerare le caratteristiche del piccolo areale vocato alla coltivazione di vini più che pregiati e, numeri a favore dei “rivoluzionari” la decisione è stata presa: il disciplinare della DOC Blogheri viene modificato! …

… quelli che auspicavano il mutamento parlavano di codificazione di pregio della Denominazione di Origine Controllata … o più controllabile? … chi non voleva cambiare si appellava al genius loci, cioè, all’identità di un territorio che produce vini apprezzati in tutto il mondo proprio perché ha saputo interpretare, e far apprezzare, al meglio il famosissimo blend della Francia occidentale …

… due riflessioni, che poi permetteranno di trattare anche l’altro argomento: trattasi 1. trattasi di scontro tra filosofie vinicole diverse 2. di esigenze di un mercato sempre più difficile da governare …

… un territorio che va salvaguardato staticamente o dinamicamente? … con il mantenimento delle tradizioni o con il consolidarsi delle sperimentazioni? …

… come far fronte alla contrazione dei consumi per rispondere alla domanda dei mercati emergenti? … quale prodotto verrà accettato meglio al tavolo dei nuovi de_gustatori? … ma soprattutto, quale tipo di produttore può permettersi di garantire questo tipo di offerta che porterà ad un maggior consumo, quindi ad un necessario abbassamento dei prezzi di produzione (l’intera filiera per far giungere al consumatore finale un prodotto competitivo) … l’assalto alla diligenza lo farà chi ha più polvere, armi e cavalli? …

questo è il sito ufficiale del Consorzio per la tutela dei Vini Bolgheri DOC  dove, tra le altre, si trovano la storia, i vini, le annate, il territorio, le aziende … dove si può trovare anche un’efficace sintesi del disciplinare … qui c’è, invece, il disciplinare completo …

… le DOC Bolgheri fa parte della Strada del Vino Costa degli Etruschi – Toscana insieme alle altre DOC Livorno, Montescudaio, Val di Cornia, Elba … per info visitare questo sito con una cartina dell’areale … o questo con la storia …

… presto con l’appuntamento con seconda parte … sperando anche in un aiuto del prof. N motivato anche dalle sue origini …

... Bolgheri e il suo territorio (fonte google maps) ...

Informazioni su annitoabate

... sono un architetto ma anche un ricercatore e comunicatore del gusto ... della vita ...
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6 risposte a … bolgheri VS cirò … zeroazero …

  1. Al di là delle considerazioni tra le diverse posizioni, più o meno condivisibili, tra le due vicende c’è una differenza fondamentale. A Bolgheri c’è stato un confronto trasparente che è passato attraverso una pubblica audizione, Cosa che non è avvenuta a Cirò nonostante le ripetute richieste di Assemblea Pubblica. Infatti le modifiche avversate da una parte consistente della base produttiva (viticoltori e cantine), ha visto anche l’opposizione dei Sindaci di Cirò e Cirò Marina. A chi dice che sono state approvate dalla maggioranza dei produttori, ricordo che sono state approvate solo dal 23% della base produttiva e con una votazione contestata nella sua validità.

    Francesco un produttore “tradizionalista”
    Per maggiori info http://www.difesaciro.blogspot.com

    • annitoabate ha detto:

      … grazie, è un vero onore per me aver ricevuto un tuo commento … certamente tra le due vicende ci sono differenze ed una diversa interpretazione della democrazia e del rispetto, ed è per questo motivo che “la battaglia di Cirò” diventa ancora più necessaria ai fini di vincere la guerra per l’affermazione della qualità sulla quantità … ho trovato interessante però la “simmetria” tra i due argomenti e come si potessero intrecciare le finalità puntando verso obiettivi unici: registro, purtroppo, che la costante è sempre la forza di chi può contro la difficoltà di chi vuole, il tutto governato dalle ferree leggi del mercato … comunque ancora grazie, soprattutto per il prezioso materiale che mi hai mandato e che servirà per contribuire, nel mio piccolo e come posso, a questa giusta lotta per l’affermazione del vino buono …

  2. Franco Notarianni ha detto:

    …gli Architetti del vino….buono

  3. Annalisa Motta ha detto:

    Il confronto a Bolgheri, nonostante forse le apparenze, è stato tutto tranne che democratico, come posso testimoniare (scrivo da una delle 18 aziende che si sono schierate contro la modifica).
    Oltre che in disaccordo su alcuni contenuti, il nostro intervento è stato molto critico proprio per l’assenza totale di confronto sul territorio. All’apparenza tutto è filato liscio: un territorio compatto con solo 18 rompiscatole (che rappresentano comunque 1/3 dei produttori locali in termini di teste, non certo di ettari).
    La realtà, dal nostro punto di vista, è stata abbastanza diversa: pochissime aziende hanno deciso in seno al Consorzio questa modifica, senza discussioni o confronti con nessuno. Forti della loro posizione di potere consolidata sul territorio, sono andati avanti come schiacciasassi nel silenzio di tutti (l’audizione pubblica è stata la prima vera occasione in cui si sono affrontati pubblicamente tali temi). Posso assicurarvi che in questo ambiente asfittico è già tanto che in 18 hanno trovato la forza di prendere una posizione diversa, suscitando in tutti (anche quelli che in privato ci davano ragione) una reazione di scandalo. Abbiamo “osato” chiedere un confronto fra tutti i produttori e spiegazioni fondate e motivate per tali cambiamenti, senza però ottenere mai né l’una né l’altra cosa.
    L’audizione pubblica? Un’inutile farsa, con tutti noi annichiliti dall’aggressività dei membri del Comitato Vini nei confronti di chiunque osasse esprimere la propria contrarietà (molti purtroppo si sono lasciati intimidire).
    Il Comitato Vini? Abbiamo mandato Kg di carta in questi anni (con documentazioni e dimostrazioni, risultati degli studi di zonazione, ecc..) ma quello che realmente conta è l’intervento del potente di turno!
    Infine, come si può chiamare innovazione una modifica che semplicemente stravolge l’identità di una denominazione, gettando alle ortiche anni di lavoro e di affermazione del marchio collettivo? Da un certo blend abbastanza definito, passiamo ora ad avere vini dove c’è di tutto e di più: tre vitigni (Cabernet s. e f. , Merlot) possono essere impiegati da 0 a 100%, in più fino al 50 % ci possono stare anche Syrah e Sangiovese, fino al 30% tutti vitigni ammessi in Toscana. Tutto ciò nella più totale assenza di trasparenza nei confronti dei consumatori: in etichetta non ci sarà nessuna indicazione per i blend e i monovitigni. Dietro alla scritta Bolgheri potrà esserci di tutto, senza capirci più niente! Tanto vale scrivere che ciascuno può metterci quel che gli pare!!!
    Secondo noi si doveva se mai impostare un lavoro per definire ancora meglio l’identità della DOC, non per disgregarla come con questa modifica (disgregazione che non colpisce di certo i marchi più potenti e già affermati in proprio).

    • annitoabate ha detto:

      … innanzitutto grazie … è un onore avere commenti autorevoli da coloro che hanno dalla loro parte anni di esperienza e grande qualità e che contribuiscono alla storia vitivinicola della nostra nazione … quanto da me scritto, suddiviso in due parti, mette in evidenza alcune contraddizioni “eccellenti” della nostra Italia, modi per compiere scelte di innovazione dove bisogna salvaguardare la tradizione, un piccolo contributo che, spero, possa servire a continuare a parlarne ed arrivare, finalmente, a modifiche che portano qualità invece di levarla …

  4. Pingback: … DOCG: dopo “la grande abbuffata” saranno più severi? … | … illatosocialediannitoabate …

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