… l’enografia del tricolore per festeggiare e ricordare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia …


… il tricolore in tre vini il cui nome contiene una delle tonalità cromatiche della bandiera italiana … ma anche un’occasione per parlare di Italia, delle sue regioni unite anche dal colore dei suoi vini, un “filo rosso, bianco e verde”, un piccolo viaggio attraverso la Patria dove si può scoprire di incontrare ovunque qualche vino, zona o vitigno che ricorda le tonalità del suo vessillo … solo alla fine la scelta che costituirà la bandiera …  … bianco e rosso, appunto, sono i due colori fondamentali nel mondo del vino: le uve, infatti, notoriamente sono distinte soprattutto in quelle  “a bacca bianca” e quelle “a bacca rossa”, è vero esistono anche i rosati, quindi le uve a bacca rosa, a bacca grigia, per carità, non si offendano i produttori, gli estimatori di tante meraviglie che vengono realizzate … ma si tenta una semplificazione e soprattutto, oggi, … si parla di tricolore del vino, ovviamente non di vino tricolore … ed il verde? … beh c’è anche quello! …

… moltissime denominazioni di origine contemplano vini e vitigni con il nome generico di bianco o rosso, alcune cultivar si contendono l’importanza con le cromaticità espresse, pinot bianco, pinot nero, manzoni bianco, malvasie e moscati bianchi, solo per citare quelli proprio immediati … in alcune regioni o zone specifiche i colori si celano sotto termini che ammiccano alle specifiche tonalità, in “aree bilingua” i nomi si presentano anche come alternativi all’italiano, nel rispetto anche dell’altra cultura di influenza … cominciamo il nostro piccolo-grande viaggio ideale nell’enografia dei tre colori della bandiera italiana …

… in VALLÈE D’AOSTE un blanc de morgex et de la salle ottenuto, guarda caso, da uve priè blanc, nella stessa regione anche un petit rouge ottenuto dall’omonimo cultivar …

… in PIEMONTE l’erba e la luce che uniti danno, appunto, l’erbaluce di caluso, (manco a dirlo il vitigno si chiama nello stesso modo), ci rimanda ai luminosi riflessi verdolini, sempre nella stessa regione il rubino di cantavenna da barbera e poco grignolino e/o freisa non ha bisogno di commenti (quale colore ci ricorda?), ancora nella terra che di vino ne sa qualcosa, il verduno pelaverga da pelaverga piccolo, quello buono, che, in barba al nome, è un vino rosso…

… in LOMBARDIA un vino centra proprio l’argomento trattato, la D.O. rosso di valtellina, da vitigno nebbiolo detto qui chiavennasca; si cito poi la D.O., san martino della battaglia da tai (ex tocai friulano) solo per il suo “ammiccamento risorgimentale” e per le reminiscenze scolastiche di “cuore” e di “piccole vedette lombarde” che oggi tornano alla ribalta e, parlando di battaglie come non poteva, questo vino, non essere un interregionale, tra Veneto e Lombardia …

… il TRENTINO si fa “prestare” dall’ALTO ADIGE il suo “immaginifico” con la sottozona valle venosta o vinschgau, non tanto per i vini ed i vitigni, questa volta, ma per i colori di altri frutti di quella terra che contengono, a volte, l’intero tricolore della bandiera italiana …

… del VENETO, anche qui emblematica è la D.O. bianco di custoza, vitigni trebbiano toscano, garganega ed altri, ma senza dimenticare alcuni vitigni importanti di questa regione che contribuisco alla creazione di uno dei vini più famosi del mondo, l’amarone: la corvina che va oltre il nero, chiamata qui anche cruina, la rossignola o rossetta, non si può dimenticare, in questa regione, un vino che il rosso se lo porta anche nel peduncolo, appunto il refosco dal peduncolo rosso da omonimo vitigno

… il FRIULI VENEZIA GIULIA ci regala il verde in bandiera, l’autoctono e tipico verduzzo friulano che, anche questa volta, in barba al colore, è un verduzzo giallo. A rimarcare l’unità di alcuni territori anche qui si incontra ancora il refosco dal peduncolo rosso …

… in LIGURIA, al confine con la Francia, c’è il rossese di dolce acqua da vitigno rossese praticamente in purezza ma anche la bianchetta genovese da omonimo vitigno della D:O. val polcevera ma da questa regione partì anche Garibaldi per la sua spedizione …

… in TOSCANA i nomi bianco e rosso sono presenti in molte D.O.: bianco della valdinievole, bianco dell’empolese, bianco pisano di san torpè e bianco di pitigliano da trebbiano e poi i neri, rosso di montalcino e rosso di montepulciano da sangiovese; qui poi c’è il brunello, oltre il rosso, che questa volta si intende citare come vitigno, qui sinonimo di sangiovese, il vino in fondo è alquanto noto e sempre per restare in tema, il morellino di scansano, sempre ottenuto da sangiovese la cui cupezza del nome deriva da una razza equina … sempre in questa regione come non citare il Candia Dei Colli Apuani da vermentino, albarola, trebbiano toscano e malvasia bianca, ovviamente un vino bianco tra i bianchi e candidi marmi di Carrara. …

… in EMILIA ROMAGNA non si può non parlare di sangiovese, e qui lo possiamo finalmente dire, il rosso sangue di giove, forse la storica derivazione del nome di questo vino e vitigno; e l’albana di romagna, ovviamente un vino bianco, come la derivazione latina del suo nome, forse più famoso del sangiovese e, sempre in questa regione, il monterosso val d’arda, vino con specifica zona della D.O. Colli Piacentini da tanti vitigni bianchi tra i quali la malvasia di candia aromatica ed il moscato bianco ma anche il bervedino, molto autoctono e coltivato solo in questa provincia, il cui nome sembra un anagramma di uno dei colori trattati, ancora, nella D.O. Colli di Parma, ed ancora, tra i famosi vini di questa terra, in Emilia, la D.O. lambrusco grasparossa di castelvetro  da vitigno omonimo, ma anche il biancame della D.O. Colli di Rimini da vitigno omonimo …

… a questo punto una curiosità … forse non entra a pieno titolo negli obiettivi di questo scritto … siamo nella Repubblica di San Marino, un altro stato, ma come si fa a non considerarlo vicino, se non dentro la nazione; San Marino Biancale da omonimo vitigno va a tal proposito citato …

… nelle MARCHE si incontra la D.O. bianchello del metauro da vitigno bianchello, appunto, o biancame che ritroviamo come vino con specifica zona anche nella D.O. Colli Pesaresi e poi la D.O. Rosso Conero da vitigno Montepulciano … ora i due “verdi” da vitigno verdicchio, le D.O. verdicchio dei castelli di jesi e verdicchio di matelica, poi lo scuro il vino moro della D.O. i terreni di sanseverino ed infine la D.O. Rosso Piceno da sangiovese e montepulciano …

… in UMBRIA subito una poderosa D.O. torgiano rosso riserva, vitigno sangiovese e poi la D.O. orvietano rosso da un numero notevole di uve tra cui l’aleatico, qualche vitigno internazionale, poi il canaiolo nero, ciliegiolo, cesanese comune e colorino …

… nel LAZIO la D.O. colli albani di bianca radice latina, ribadisce il concetto con il vitigno malvasia bianca di candia, uva che permane per tutti “i colli romani” e zone limitrofe, tanto bianco in questa regione che quasi ci si sorprende a sapere che il vino più importante è il rosso cesanese del piglio

… si è cercato e ricercato ma in ABRUZZO non si trova neppure un vino, vitigno, zona, sottozona, nome specifico che abbia un bianco, un rosso, un moro, un corvino e via dicendo … pazienza … si citerà, per “assonanza” il vino cerasuolo, vitigno moltepulciano, facente parte della D.O. montepulciano d’abruzzo, potrebbe tornare utile il precedente per qualche altra regione più a sud, il ciliegiolo della D.O. controguerra, che pure assonante è, lo si lascia, invece, per altre occasioni …

… nel MOLISE diventa proprio un’impresa trovare vini strettamente pertinenti all’argomento trattato … si faccia un piccolo strappo alla regola imposta citando i vini greco bianco e moscato bianco derivati dagli omonimi vitigni ed entrambi facenti parte della D.O.  Molise, o del Molise

… in CAMPANIA i vitigni autoctoni guardano al tricolore il vino piedirosso, da vitigno omonimo, delle D.O. irpinia, aglianico del taburno, sannio, sant’agasta de’ goti e campi flegrei dove viene chiamato anche per’ e palummo, ovvero, piede di colombo, piccione dal colore rosso dei pedicelli degli acini che ricorda la tinta della zampa di questi volatili; ma anche il vino biancolella, con uva che porta lo stesso nome, della D.O. ischia

… la PUGLIA offre nel negro amaro il suo vitigno più tipico e rispondente a quanto stiamo trattando, seppur prendendo in prestito dalla lingua iberica il suo riferimento cromatico ammiccate al rosso, ovvero al vino scuro; la D.O. rosso di cerignola, vitigno uva di troia, negro amaro ed altri ne centra, invece, appieno l’argomento insieme alle D.O. rosso di barletta, e rosso canosa, vitigni simili al precedente, ma anche i vini-vitigni bombino bianco e bombino nero della D.O. castel del monte. La D.O. ostuni, invece, viene citata per le note cromatiche del suo splendido borgo antico che svetta bianco sulla macchia mediterranea degradante verso il mare mentre il vino negro amaro rosso della D.O. lizzano per aver rafforzato, nel suo nome, le purpuree tonalità, così come avviene nell’omonimo vino della D.O. leverano che annovera anche un malvasia bianca tra i suoi vini …

… e la BASILICATA? … solo il vino moro della D.O. matera è un riferimento a quanto qui trattato …

… così come in CALABRIA solo con la D.O. greco di bianco, nome della vicina località balneare, frazione di Gerace, dove oggi viene prodotto, seppur in quantità limitatissime …

… la SICILIA dovrebbe essere citata solo per l’approdo dei 1000 di Garibaldi in quel di Marsala che da il nome anche al famoso vino liquoroso, prodotto sia bianco, sia rosso. Con rimando alla regione Abruzzo, però, si segnala la D.O. cerasuolo di vittoria, vitigni nero d’avola e frappato ma anche i tanti vini denominati, proprio, nero d’avola che entrano a far parte di quasi tutte le D.O. della regione: delia nivolelli, salaparuta, alcamo, monreale, menfi, sambuca di sicilia, santa margherita di belice, Sciacca, contea di sclafani, mamertino di milazzo (in ricordo anche della famosa battaglia dei 1000 di Garibaldi) ed a proposito di vittoria il nero d’avola compare anche nella omonima D.O. e, per finire, nelle D.O. eloro e noto

… infine l’altra grande isola d’Italia, la SARDEGNA, qui praticamente nulla si trova in merito ai temi trattati, tranne se non si ricorre ancora all’antico latino, citando la D.O. campidano di terralba, vitigno bovale con percentuali di pascale, greco nero e monica, vino rosso da terra bianca…

 … ora la proposta di bandiera enologica d’Italia, tante possono essere le possibilità, la scelta cade non per qualità o particolari meriti dei vini o dei vitigni, ma per assonanze ed equa distribuzione territoriale, privilegiando i nomi più strettamente correlati alle tonalità dell’italico stendardo … quindi il triVINOcolore è …

BIANCO pisano di san torpè, ROSSO di Valtellina e VERDIcchio dei Castelli di Jesi … anche in omaggio al grande compositore nazionale …

Informazioni su annitoabate

... sono un architetto ma anche un ricercatore e comunicatore del gusto ... della vita ...
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5 risposte a … l’enografia del tricolore per festeggiare e ricordare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia …

  1. Valentina Taccone ha detto:

    Un pezzo decisamente nazionalistico😉
    Complimenti Annito🙂

  2. Lucia ha detto:

    mi piace moltisimo,…si percepisce dalla lettura la “penna” davvero appassionata ed anche la varietà delle informazioni fornite risultano essere interessanti e soddisfacenti. Complimenti!

  3. Franco Notarianni ha detto:

    MI PIACISSIMO

  4. sabatino ha detto:

    Annito sei davvero un grande!!!

  5. Gennaro Albano ha detto:

    Un lavoro certosino , mirabile , interessante!………………………………da vero cultore della materia!….complimenti!!!

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