… le diverse “anime” del Greco di Tufo …


IL GUST’OTTO raccoglie gli articoli del week end prodotti per il quotidiano OTTOPAGINE; eventuali approfondimenti rispetto al testo originario saranno evidenziati con carattere differente.

Questo articolo è apparso nell’edizione di venerdì 4 maggio 2012.

Il Greco è vitigno raccomandato in tutta la Campania, quello di Tufo, DOCG dal 2003, è un vino Irpino che viene tramandato da chi ha studiato la sua “terra” e da chi l’ha lavorata.

Dietro una vigna, un nome di un vino, un evento, c’è sempre una storia e quella del Greco di Tufo, forse, non è stata ancora raccontata tutta.

“Anima gemella” è un evento promosso dalla Pro Loco e dall’Amministrazione Comunale che si farà proprio a Tufo domenica 6 maggio e può essere una bella occasione per parlare del suo Greco, interpretarne le sue diverse sfumature, soffermarsi sulle sensazioni organolettiche che questo vino, vero oro liquido, sa esprimere con il contributo della sua terra, dal nome così evocativo, così legato alle vicende delle miniere di zolfo.

8 Comuni perimetrano questo areale, tutti nel cuore dell’Irpinia: Altavilla Irpina, Chianche, Prata di Principato Ultra, Montefusco, Petruro Irpino, Santa Paolina, Tufo, Torrioni che hanno promesso di essere presenti all’evento. Il Greco di Tufo si vinifica in purezza o in uvaggio, aggiungendo la coda di volpe (max 15%).

Studiando la storia del vitigno emerge che l’espressione “aminea gemina minor” o “anima gemella” è legata alla forma del grappolo, un’ala tanto grande che sembra sdoppiata, per trasposizione, si può dire, moltiplicata, come le tante espressioni che il vino riesce ad esprimere.

Lo scorso settembre, ospite delle antichissime Cantine Di Marzo, ho degustato 3 differenti caratteri di questo vino-vitigno, 3 espressioni di uno stesso territorio, simili ma con proprie visioni precipue, ognuno con il suo “valore”, con le sue scelte fatte in vigna ed in cantina; innumerevoli variabili che si combinano e danno risultati, a volta attesi, a volta inaspettati, ogni cosa regala emozioni da portate sulla tavola.

Bianco di un carattere straordinario il Greco di Tufo sa essere sottile o grasso, vinificato, oggi, quasi sempre in acciaio, con un opportuno passaggio in legno può serbare grandi aspettative. Come suo “cugino”, il Fiano di Avellino, sa “invecchiare” anche se risulta più difficile da interpretare, la sua finezza è una derivata dell’innata “ruvidezza”, tende ad essere “nervoso” e difficile da “addomesticare” data la sua nota sensibilità all’ossigeno; in questo vino i profumi non liberano immediatamente la loro intensità, la sapidità, sua caratteristica più spiccata gli deriva dal terroir e dalla genetica, “sapore” che va assecondato e non negato, che può penalizzarlo in armonia.

Dal paglierino carico al dorato, i suoi colori regalano una bella luminosità ed intensità. Complessi i profumi: fiori, erbe aromatiche, note agrumate, frutta secca, piacevoli toni gessosi. In bocca è minerale, una piacevole sapidità arrotondata dalla freschezza. La sosta, più o meno prolungata, sui suoi lieviti gli dona struttura e collaborazione alla persistenza, con piacevolissimi finali di bocca.

Da giovane si può abbinare con frutti di mare crudi, pesci al forno, primi con verdure, spaghetti al nero di seppia ed allo scoglio, verdure; più maturo si armonizza con preparazioni più elaborate, sempre di mare. Interessante la tipologia spumantizzata.

 Manuela Piancastelli, vigneron ma soprattutto attenta comunicatrice del vino, ci racconta che il greco di Tufo è «come un ragazzo ostico, di poche parole ma pieno di qualità che molti, purtroppo, cercano di omologare dandogli forzatamente un’eleganza che non gli è propria» … chissà se non è il caso di cominciare proprio da qui!

Informazioni su annitoabate

... sono un architetto ma anche un ricercatore e comunicatore del gusto ... della vita ...
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