… 20Cano, 20asSaggi, 2 Cantine …


IL GUST’OTTO raccoglie gli articoli del week end prodotti per il quotidiano OTTOPAGINE: eventuali approfondimenti rispetto al testo originario saranno evidenziati con carattere differente.

L’articolo pubblicato è apparso nell’edizione di venerdì 9 giugno 2012.

Castrum Venticani” in riferimento ai 20 saggi che reggevano il villaggio? Alle 20 vittorie dei soldati romani? Quali le vere origini del paesino irpino?

Provo a raggiungere Venticano con piglio da enonauta. Percorro con la mente l’antica via regia delle Puglie, nella valle del Calore, tra le province di Avellino e Benevento. Ho in paese un appuntamento di lavoro, di quelli che, quando ti alzi la mattina, pensi che proprio non vuoi andarci … ed uno che pensi che non vedi l’ora che inizi: una degustazione dei vini delle 2 Cantine locali in abbinamento a cibi della tradizione.

Il vino, al di là dei disciplinari di produzione, segue sue regole naturali ed assume identità a secondo della terra in cui “affonda le sue radici”.

Le vigne della zona sono ubicate su terreni quasi pianeggianti, ben diversi da quelli di altre parti d’Irpinia e sono prevalentemente esposti a sud, a rendere l’area “calda”. Qui, tra i 300 ed i 400 metri sul livello del mare le uve maturano prima, già ad ottobre; in alcuni Comuni la raccolta inizia non prima di novembre e si protrae anche per qualche settimana, sfidando il tempo, in tutti i sensi. Questa anticipazione fa si che anche i vini siano più “pronti” a bersi, con profili organolettici più “morbidi”, di giusto grado alcolico, meno “aggressivi” ed intrisi di note di tabacco, a ricordare l’antica vocazione colturale della zona.

Alla partenza, scegliendo un tragitto, ripeto a mente la mappa delle zone di produzione dell’eccellenza enoica della Provincia di Avellino, le 3 DOCG: Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Parto da Avellino, dalla zona del fiano e dovendo raggiungere Venticano, che giace in terre di taurasi, voglio solo lambire quelle del Greco, lasciandomele sulla sinistra lungo il tragitto. Infilo un corridoio ideale e percorro in ordine i tenimenti di Montefredane, Manocalzati poi Pratola Serra, e qui abbandono la zona di produzione del Fiano di Avellino DOCG per entrare in quella del Taurasi: Montemiletto, Torre le Nocelle, sfioro Pietradefusi e, finalmente, entro in Venticano, 316 metri s.l.m., 82 ettari iscritti all’albo dei vigneti divisi tra 91 conduttori; a conti fatti il numero più alto dell’intera Provincia, dopo Taurasi (138), Montemarano (116) e Paternopoli.

Mi accolgono dolci pendii che non hanno solo influenzato il carattere dei vini ma anche favorito lo sviluppo dei pascoli, “fonte” di uno dei prodotti tipici della zona, gli insaccati, la cui lavorazione rispetta pratiche antichissime e collaudate. La stagionatura e la conservazione sono favoriti da un clima ideale che ha assicurato fama e gloria alle salsicce, prosciutti, salami, capicolli e soppressate del territorio venticanese.

Quando i pendii si modellano nei tipici versanti collinari ecco comparire gli alberi di olivo che, ogni anno, ci regalano un olio eccezionale derivato dalla pregiata cultivar Ravece.

Il torrone di Venticano, la tradizionale “copeta?, Questo non posso e programmo una opportuna sosta sulla via del ritorno; penso ad un abbinamento con questo meraviglioso impasto di mandorle e miele con un vino dolce, magari un passito da fiano, tanto per non “abbandonare” il territorio.

Riesco a liberarmi dagli impegni solo in tardo pomeriggio, evitando una troppo impegnativa colazione per l’incontro enogastronomico che già pregustavo.

Il mio “spacciatore” di vini delle Cantine Locali con relativi prodotti della tradizione è puntuale e preciso: con una telefonata mi spiega la strada più breve per raggiungere “il luogo del sacrificio”.

Il paesaggio mi aiuta ad individuare i riferimenti ed in breve tempo sono sul posto, entro e rimango perplesso: un tavolo di legno, in stile minimalista aspetta vuoto; intuisco subito il motivo prontamente confermatomi: cibi e vini rossi sono giù in cantina, vini bianchi in frigorifero e pane nella madia. Prendo qualche appunto sui vini in assaggio e sulle Cantine che li producono, le due di Venticano.

Cantina Rocca Dell’Angelo (tel. 0825.965343, http://www.roccadellangelo.it), proprietà Elvira Furno, enologo Raffaele Panariello, Località San Nicola, praticamente a Castel del Lago, territorio di cerniera tra l’irpinia ed il Sannio, fondata nel 2003, 5 ettari di superficie vitata tutti in proprietà, 35.000 bottiglie prodotte. 7 i vini prodotti: Fiano di Avellino e Greco di Tufo le DOCG, Coda di Volpe, Greco e Falanghina le DOC, questi i bianchi; Taurasi DOCG e Irpinia Aglianico DOC, i rossi.

Cantina Struzziero (tel. 0825.965065, http://www.struzziero.it), proprietà Giovanni Struzziero, enologo Mario Struzziero, via Cadorna 214, in pieno Paese, fondata nel 1920, 14 ettari di superficie vitata tutti in proprietà, 350.000 bottiglie prodotte. 18 i vini prodotti: Fiano di Avellino (con il Cru Vignapezze) e Greco di Tufo le DOCG (con i Cru Vigna Delle Brecce e Villagiulia), Falanghina del Sannio la DOC e Falanghina e Coda di Volpe le IGT, questi i bianchi; Taurasi DOCG (con la Riserva ed i Cru Villafosca e Campoceraso), Aglianico Irpinia e Foscaro – Irpinia le IGT, i rossi. Ma anche Lacryma Christi Del Vesuvio, Bianco, Rosato e Rosso.

E mentre guardo sul quaderno i miei appunti penso a cosa era questo posto quando Elisiario Struzziero decise di avviare la sua carriera di vigneron, quando non esistevano regole ne codificazioni, quando il vino derivava da una pratica tramandata in famiglia insieme alla terra, alle piante ed ai lieviti; nel 1920 erano praticamente solo in 3: Mastroberardino, famoso allora soprattutto per il fiano, Di Marzo per il Greco e Struzziero per il Taurasi. In quegli anni, terre ereditate a parte, esistevano i contadini che vendevano l’uva e non avevano ancora intrapreso una produzione propria, i coloni curavano le terre dei padroni, il nord Italia era lontano, la Francia lontanissima ma furono gettate le basi per l’attuale splendore d’Irpinia, almeno in campo enologico.

Informazioni su annitoabate

... sono un architetto ma anche un ricercatore e comunicatore del gusto ... della vita ...
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